“I am located in the margin. I make a definite distinction between that marginality which is imposed by oppressive structures and that marginality one chooses as a site of resistance.”
— bell hooks
PerformAzioni 2026 nasce dall’urgenza di ritrovare spazi di presenza reale in un tempo segnato da crisi profonde, conflitti, trasformazioni ambientali e mutazioni radicali del nostro modo di percepire il presente, il corpo, il paesaggio e la relazione umana. In quest’ottica, il festival sceglie di riportare al centro l’incontro vivo tra artisti, spettatori e comunità, attraversando territori differenti e facendo della diversità la chiave curatoriale di questa edizione.
Un’edizione, la XV, che rappresenta un importante traguardo per un progetto nato in forma indipendente e che, nel corso degli anni, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui il sostegno del Ministero della Cultura nel 2025.
Fondato su relazioni, pratiche artistiche e visioni condivise, PerformAzioni ha instaurato negli anni un dialogo continuo tra contesti marginali e geografie internazionali, abitando borghi, architetture e paesaggi, facendone luoghi di creazione contemporanea e d’incontro interculturale. Un percorso che ha consolidato una forte identità internazionale e una profonda vocazione glocale, capace di coniugare radicamento territoriale e apertura al mondo.
Questa visione prende forma in una programmazione diffusa che parte dall’Appennino tra Modena e Bologna arriva al centro storico di Bologna, abitando luoghi di grande valore paesaggistico e storico: la visionaria Rocchetta Mattei a Grizzana Morandi; The Globe Performing Space, spazio di ricerca e creazione immerso nelle colline di Savigno e recentemente candidato ai prestigiosi New European Bauhaus Prizes; le Grotte di Labante, con la loro dimensione ancestrale e ipogea; il Castello di Guiglia, sospeso tra storia e paesaggio; la Pieve di Monte San Pietro; i borghi di Castel d’Aiano, Cereglio e San Benedetto Val di Sambro; l’Oratorio di San Filippo Neri e il Museo Civico Medievale.
La programmazione sviluppa inoltre una rete di virtuose collaborazioni con realtà del territorio tra cui i Festival Spaesaggi e Crinali, con i quali Performazioni condivide una visione fondata sul dialogo tra arti performative, paesaggio e comunità.
Filo conduttore dell’edizione 2026 è il “margine”, inteso come spazio di attraversamento tra memoria e contemporaneità, rito e tecnologia, arti performative e patrimoni storico-artistici e naturali: un luogo in cui il limite si trasforma in possibilità e la diversità diventa ricchezza condivisa e fonte di bellezza.
È da questa prospettiva che nasce il concept dell’edizione: Beauty in Diversity. Una diversità intesa non solo come pluralità di culture e provenienze, ma anche di corpi, poetiche, linguaggi e pratiche artistiche: un principio curatoriale che attraversa l’intera programmazione, facendo emergere la bellezza come espressione dell’incontro, del confronto e dell’ibridazione tra differenti visioni del mondo.
In questa prospettiva si inseriscono le creazioni e il lavoro degli artisti ospiti di questa edizione, tra cui Davide Iodice, Premio Speciale UBU 2024, la cui ricerca teatrale pone al centro la comunità, le fragilità sociali e il valore della relazione come fondamento del processo creativo.
Un’attenzione particolare è dedicata inoltre alle visioni di artiste e autrici che, attraverso poetiche e linguaggi differenti, esplorano il corpo, la memoria e le molteplici possibilità della scena contemporanea.
Tra le protagoniste: Fiorenza Menni, con una ricerca che intreccia teatro, pensiero filosofico, linguaggio sonoro e riflessione politica sul presente; Ivonne Capece e Micol Vighi, che sviluppano un linguaggio performativo e visuale dedicato al rapporto tra corpo, tecnologia e percezione; la ricerca coreografica trova espressione nel lavoro di Paola Soressa, che pone al centro il corpo come luogo di trasformazione, relazione e ascolto e Caterina Mochi Sismondi, artista capace di intrecciare danza, teatro fisico, nouveau cirque e arti visive in una poetica riconosciuta a livello internazionale.
Il carattere multidisciplinare del festival si esprime mettendo in relazione teatro, danza, musica, performance, arti visive, nouveau cirque e pratiche immersive, fino ai dispositivi tecnologici e transmediali che ridefiniscono la percezione dello spazio scenico e del paesaggio. Tra le prime di quest’anno Dante Listening Rooms, installazione musicale e performativa di Instabili Vaganti in collaborazione con Riccardo Nanni e 7Floor, che trasformerà le sale del Museo Civico Medievale in stanze d’ascolto, mettendo in dialogo sonorità provenienti da India, Indonesia e Cile in un viaggio musicale transculturale ispirato alla Divina Commedia.
L’internazionalità si consolida attraverso la rete di relazioni costruita negli anni con il progetto Beyond Borders, sostenuto dal Ministero della Cultura attraverso il programma Boarding Pass Plus, di cui il festival è partner, accogliendo artisti e compagnie provenienti da diversi Paesi del mondo. Tra questi, la compagnia brasiliana Os Geraldos, per la prima volta in Italia con Saudade, intensa creazione corale che intreccia teatro e musica dal vivo, e il coreografo e performer francese Sofiane Chalal, recentemente insignito del Prix spécial du jury di Dance Élargie, la cui ricerca sul corpo non conforme rappresenta una delle esperienze più originali della scena performativa europea.
PerformAzioni continuerà inoltre a investire in pratiche partecipative, residenze, workshop, masterclass e percorsi dedicati ai giovani artisti.
Tra i progetti di comunità, Pedalando tra le storie di Mulino ad Arte, in cui l’attore e drammaturgo Daniele Ronco attraverserà i borghi dell’Appennino in bicicletta raccogliendo racconti, memorie e leggende delle comunità locali per dare vita a drammaturgie originali da restituire alle comunità che le hanno generate.
Novità di questa edizione sarà PerformAzioni NOW, una vetrina dedicata agli artisti emergenti selezionati attraverso una open call nazionale. Uno spazio dedicato alle nuove generazioni della scena contemporanea, pensato per interrogare i linguaggi della ricerca teatrale e coreografica di oggi.
Il festival dedica inoltre il focus “20 + 1 + 1” a Instabili Vaganti: vent’anni di attività che non hanno potuto essere celebrati a causa della perdita dello storico spazio di lavoro, un anno di resilienza e un anno di ricostruzione, culminati nella nascita di The Globe Performing Space. Più che una retrospettiva, il focus propone una rilettura delle opere che hanno segnato la ricerca della compagnia, mettendole in dialogo con i luoghi del festival. Tra gli appuntamenti principali, Made in Ilva, storico e pluripremiato spettacolo a livello internazionale, sarà presentato in site-specific, con un impianto immersivo di videoproiezioni che trasformerà la cupola geodetica di The Globe nell’acciaieria dell’ex ILVA di Taranto e in una versione d’ascolto immersiva in audio 7.1, all’Oratorio San Filippo Neri.
Il festival si aprirà il 16 luglio con un evento speciale in occasione dell’inaugurazione dei giardini recentemente restaurati della Rocchetta Mattei, dove sarà presentata un’anteprima della performance Ed era pura Luce di Instabili Vaganti, coprodotta con la Fondazione Rocca dei Bentivoglio, con video proiezioni mappate sulla facciata del castello, nell’ambito del progetto Campolo – L’Arte fa Scola. Un’esperienza immersiva che intreccia le parole poetiche e visionarie di Pier Paolo Pasolini con la musica di Johann Sebastian Bach e François Couperin eseguita dal vivo.
PerformAzioni 2026 vuole essere un attraversamento poetico e umano tra paesaggi fisici e interiori, tra memoria e visione, tra territori marginali e geografie internazionali, dove l’arte torna a essere spazio vivo di incontro, immaginazione, relazione e trasformazione collettiva.
Anna Dora Dorno
