Rosaria


Rosaria è il primo capitolo di un’antologia scenica in divenire, dal titolo Esclusi, che accoglie le ricerche drammaturgiche di giovani autrici e autori fortemente compromessi con il reale e le sue trasformazioni sociali.

Nato nell’ambito del ciclo Officina della Scuola elementare del Teatro/conservatorio popolare per le arti della scena, ideato e diretto da Davide Iodice, Esclusi è un progetto di antropologia sociale prima ancora che teatrale, originato da una pratica scenica di prossimità e testimonianza.

L’antologia ricompone e in qualche modo vuole riscattare le vite di figure socialmente sconsacrate; vissuti marginali, che sono ferita aperta e suppurante di una società diseguale.

Questo primo ‘volume scenico’ è ispirato e dedicato a Rosaria, alcolista e senza fissa dimora, demone e cattiva coscienza dei decumani napoletani: morta senza cordoglio.

Adattamento, elementi scenici, luci e regia Davide Iodice

Drammaturgia e disegni Benito Martino
Musiche Lino Cannavacciuolo
Con Monica Palomby e Chiara Alborino
Cura artistica e Produzione: Scuola Elementare del Teatro | Progetto del ciclo officina conservatorio
popolare per le arti della scena
Ideato e diretto da Davide Iodice
con la collaborazione di guide e tutor della
Scuola Elementare del Teatro Aps

10 SETTEMBRE h. 20.30
Ateliersi – Bologna
Costo del biglietto : 10 euro
Ridotto: 8 euro


Note sulla compagnia


Scuola Elementare del Teatro è un progetto di arte, formazione e inclusione sociale ideato e diretto dal regista Davide Iodice. Si configura come un conservatorio popolare per le arti della scena, un luogo di ricerca permanente in cui teatro, pedagogia e creazione si intrecciano in un percorso aperto e partecipato. La sua attività coinvolge persone con differenti esperienze, provenienze e fragilità, con particolare attenzione a contesti di disagio sociale, economico e disabilità fisica e intellettiva. Attraverso laboratori, pratiche sceniche e processi produttivi, la Scuola costruisce uno spazio di autonomia creativa, relazione e condivisione. Il suo lavoro trasforma la scena in un luogo profondamente umano, dove il teatro diventa strumento di ascolto, presenza e rivelazione.